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Prime Esperienze

Il seno acerbo


di ilGioco2
05.08.2026    |    945    |    4 8.3
"Poteva essere così spudorato da disegnarla in parte nuda? Già si immaginava la sera nel suo letto a disegnarla in ben altre posizioni, nuda..."
Lorenzo guardava fuori dal finestrino scorrere paesaggi anonimi, qualche piccola fattoria, fabbriche, pianure coltivate.
Si divertiva a contare i mulini a vento che servivano per azionare le pompe per irrigare i campi, gli sembrava di essere nel Far West e si aspettava da un momento all’altro il fattore con il fucile in braccio.

Le medie erano finite e i genitori lo stavano portando a passare parte dell’estate dagli zii. Franco era il fratello di suo padre, sposato con Anna. Non avevano figli.
Già sapeva che sarebbe stata una estate noiosa.
Aveva i suoi libri e il materiale per disegnare.

“E guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’…” Ecco, anche la radio ce l’aveva con lui.

Zia Anna fu la prima ad abbracciarlo, anche lui era contento di rivederla. Lei sempre sorridente, divertente, gli piaceva passare del tempo con lei ma, tranne le festività non aveva mai avuto modo di stare con lei.
Con una stretta di mano salutò zio Franco. “Sei un uomo, ormai” gli disse forse esagerando un po’.
Era un uomo per bene, serio, gran lavoratore, non aveva grande confidenza con lui.
“Vieni!” Disse Anna portandolo in quella che sarebbe stata la sua stanza.
Gli zii abitavano in una villetta poco distante dal mare, due stanze, un grande salone e una cucina. Per fortuna c’era un bel giardino dove poter stare.
La sua stanza era molto curata, quasi non vedessero l’ora di averlo con loro per un po’ di tempo.
Non avere figli era stata una scelta, che forse cominciava a pesare.

Salutò i genitori.
Non era tempo di fare storie, non sarebbero servite e si preparò a stare senza di loro.

I giorni passarono tranquilli, un po’ di mare la mattina, un Dalek per rinfrescarsi, pomeriggio ad oziare sul letto leggendo Stephen King, la sera passata spesso con amici degli zii.

Mario e Claudia vivevano nella villetta accanto alla loro. Avevano due figli, Luca della sua stessa età e Lucia, 16 anni, due più di lui.
Erano loro gli amici con cui gli zii passavano più tempo, spesso cenando tutti insieme in giardino.

Luca era il classico figlio viziato. Alla sua età già con le magliette Best Company presagio del futuro paninaro. Un po’ gli invidiava il Commodore 64 che si era portato dalla città e che lo teneva chiuso in stanza per gran parte del tempo.
Lucia, per fortuna, era più simpatica. Non ci aveva mai parlato, ma le sue magliette rock, i pantaloni corti strappati, bracciali neri ai polsi e la passione per la musica Heavy Metal gli suscitavano un senso di simpatia e soprattutto di curiosità. Non era una che leggeva Cioè.

Piano piano cominciarono a conoscersi meglio. Del resto c’erano solo loro tre nel vicinato. Spesso al mare giocava con Luca a pallone, mentre Lucia all’ombra ascoltava musica pesante nel Walkman.

Il corpo di Lucia era quello di una donna. I suoi bikini non aiutavano certo a nasconderlo.
Lorenzo non poteva fare a meno di osservarla, sbirciava sopra le pagine del suo libro, ma ogni volta che incrociava il suo sguardo lo abbassava imbarazzato.

Quel pomeriggio era nel giardino dei suoi zii e stava disegnando. Amava creare personaggi fantastici, sotto il segno della sua matita stava prendendo vita Tara, una guerriera vestita di pelle nera, parti del corpo scoperte, bracciali borchiati, una catena tenuta in una mano, nell’altra il suo elmo.
“Chi è?” Si sentì sussurrare dietro le spalle.
Lucia era passata a portare ad Anna dei dolci appena fatti dalla madre.
Lorenzo non si girò.
“Si chiama Tara, è una guerriera.”
Lucia fece un passo avanti, chinata per vedere il disegno.
Lorenzo poté vedere con la coda dell’occhio i seni di Lucia attraverso la canottiera larga di Ozzy che indossava, i capezzoli giovani, il segno dell’abbronzatura.
Senti un brivido, era così vicina, ne sentiva l’odore, per lui era la prima volta.
“Disegni molto bene. Mi piacerebbe essere una guerriera.
Una amazzone.
Mi sono sempre piaciute, le donne guerriere, le trovo fiere, forti ma anche delicate e fragili. Sapresti disegnarmi come una amazzone?” Chiese con la voce soave Lucia.

“Posso provarci” rispose timidamente Lorenzo mentre nella sua testa gli appariva già il disegno di lei, bellissima, a cavallo, cinta da una armatura in pelle proprio come quella che stava disegnando. Le cosce nude a cingere il cavallo, le braccia muscolose e collane a riempire la scollatura del seno.

Senza dire altro iniziò a tratteggiare il disegno, per semplificare disegnò solo il dorso del cavallo, quanto bastava per poter disegnare la gamba di Lucia scoperta più che poteva. Una mano teneva le redini, l’altra in alto stringeva un arco, le disegnò la linea dell’ascella, il vestito più leggero e scollato ma che potesse nascondere le sue nudità.
Forse non sarebbe stato un disegno storicamente congruo, ma era di sicuro quello che la fantasia più nascosta e spudorata potesse pensare.
“Sai che le amazzoni venivano rappresentate anche con un seno nudo? In realtà non vestivano mai così, ma gli artisti lo facevano come segno di bellezza e delicatezza, da contrapporre alla loro forza e fierezza. Lo faresti per me?”

Seno nudo.
Quello che poco prima aveva intravisto. Lucia lo aveva pronunciato.
Lui tremava.
Poteva essere così spudorato da disegnarla in parte nuda?
Già si immaginava la sera nel suo letto a disegnarla in ben altre posizioni, nuda.
Altro che seno scoperto…
Senza dire nulla cancellò le linee del vestito e abbozzò la coppa di un seno. Esitò un istante. Si decise e disegno anche il capezzolo.
“Il mio non è proprio così. È un po’ più piccolo e più in alto.”
Con Lucia aveva scambiato giusto qualche parola di convenienza, ora era lì a descriverle il suo seno.
Cercò di mascherare l’eccitazione.
Cancellò il capezzolo e lo disegnò più in alto.
“Non sembra il mio…” le disse ancora lei.
“Guarda.”

Alzò un braccio, come nella posizione del disegno, il seno ancora coperto dalla sua canottiera larga. Con un lento gesto scostò la maglia e lo scoprì.
Lorenzo quasi in una esperienza mistica si vide dall’alto.
Lui che guardava il seno di una bellissima adolescente che senza pudore glielo mostrava.
Cancellò nuovamente e lo ridisegnò, questa volta dando rapidi sguardi alla sua modella improvvisata.
Il suo corpo rigido.
“Eccomi! Questa sono io! Ora mi riconosco!”
Abbassò il braccio, lo mise intorno al collo di Lorenzo e gli diede un morbido bacio sulla guancia.
Senza dire altro, si girò e tornò a casa.

Lorenzo era impietrito. Non sapeva cosa fare. O meglio, lo sapeva bene di cosa avrebbe avuto bisogno in quel momento, ma lì in giardino, non avrebbe potuto.
La vice di Anna lo destò da quel sogno ad occhi aperti.
“Lorenzo vieni! C’è il dolce che ha portato Lucia!”
Prese il disegno e lo nascose tra i fogli.

Per tutta la sera rivide la scena mille volte nella sua testa. Lucia che alzava il braccio e scopriva quella parte del suo corpo morbidissima, profumata, liscia come seta.
Finalmente a letto, riprese il disegno.
Lo guardò nei dettagli.
Le cosce aperte sul dorso del cavallo, la gonna che le lasciava nude. La bellezza dei suoi capelli, morbidi sul suo collo. Il gesto virile di tenere le redini che metteva in mostra la muscolatura tonica del braccio. La delicatezza e la sensualità di quel seno, non solo linee di matita, ma reale, il regalo di Lucia per lui.
Non poté fare a meno di toccarsi, sì accarezzò, chiuse gli occhi e continuò sempre più a fondo.
Lucia era davanti a lui.
I suoi pantaloncini jeans, troppo corti per nascondere l’incavo delle sue cosce, strappati ad arte per mettere in mostra la linea del suo sedere, il taglio slabbrato su una natica avrebbe permesso ad una mano di scivolare dentro, il bottone slacciato che faceva capire che non indossava intimo facendo intravedere dei morbidi peli scuri.
Quella canottiera, corta e larga sui lati che mostrava il profilo del suo seno pieno, i capezzoli duri che poteva ammirare anche coperti. Lucia che si muoveva dolcemente quasi in una danza, le mani a scorrere sui fianchi, sul collo, fino ad arrivare ai seni, quelle dita che afferravano le estremità della maglia per scoprire la meraviglia delle sue forme, solo per Lorenzo.
Lei era la sua amazzone, il fisico scolpito dalla giovinezza. Lui il sue eroe, senza esperienza ma dallo sguardo magnetico.
Lucia lo guardava toccarsi, togliersi i boxer, scoprire quel corpo acerbo ma pieno di promesse. La mano di Lorenzo che si toccava, con movimenti decisi, consapevoli. Le gambe larghe sul letto davanti a lei.
Guardava quel corpo glabro scuotersi spinto dalla forza del desiderio. La mano che continuava quel movimento che solo poche volte l’aveva vista protagonista.
Lorenzo la guardava estasiato, i brividi incontenibili, non era mai arrivato a tanto. Continuò sotto lo sguardo sensuale di Lucia.
Esplose… la mano continuò per qualche istante, sentì il ventre bagnarsi, le gambe tremare, la schiena inarcarsi. Chiuse gli occhi e rimase così, in preda al piacere per qualche istante.

Quando li riaprì Lucia non c’era, ma lui sapeva che sarebbe per sempre rimasta dentro di lui.
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